Da un misero stipendio di 2 milioni annuali passerebbe ad una poltrona più prestigiosa ma che potrebbe essere molto meno pagata e dovrebbe anche rinunciare, per legge, ai 7 milioni di buonuscita da TERNA che, per contratto, le spetterebbero solo se non andasse in un'altra società del gruppo come invece è ENI.
Più che un caso di coscienza è un caso di portafoglio, ma dove sta il problema ?
Basterà stabilire che guadagnerà la stessa cifra e che si porterà dietro la clausola della buonuscita.
Non hanno proprio per questo eliminato i limiti agli emolumenti degli amministratori delle società partecipate dallo Stato se quotate in Borsa?
Tranquilli, "tout se tient" , dopo Terna i nostri politici sono capaci di fare quaterna e magari anche cinquina finché non faremo tutti TOMBOLA !

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